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lunedì 6 dicembre 2010

DALLA MAFIA CON AMORE L’Italia in mano ai giovani



Sud Italia è mafia e ormai tutti lo sappiamo: il Mezzogiorno vive sulle spalle del Nord che lavora.
Le cifre lo dimostrano, il nostro Paese è sacrificato da questo fenomeno locale che incide su molti fronti, politico, economico, sociale… La mafia è un polipo che attacca con i suoi tentacoli e quindi è inutile tentare di estirparla. Persino i magistrati sono inerti davanti a questo fenomeno e nella maggior parte dei casi sono dei fannulloni, se non corrotti. Per nostra fortuna tutto questo non ci riguarda.

Questi sono i pregiudizi con cui conviviamo tutti i giorni e a cui ci siamo anche un po’ abituati, ma sono anche quelli che hanno spinto noi, un gruppo veronese di Scout tra i 18 e 20 anni, ad affrontare il tema da lontano e poi a scendere sul campo. Quello che manca alla mentalità comune è la capacità di crearsi un’opinione vera, basata sull’informazione e sulla conoscenza diretta. E’ necessario capire che la mafia non è solamente picciotti, lupare e Padrino, ma una realtà molto più complessa, radicata nella cultura locale e sempre più legata alle grandi opere e ai capitali dell’intero Paese.

Si potrebbe essere portati a pensare che il pagamento del “pizzo” sia una grande fonte di introiti o che sia necessario alla mafia per sostenersi a livello economico. Questa considerazione era valida in passato, ma un’analisi più attuale testimonia come il “pizzo” rivesta un ruolo fondamentale per un altro fattore: il controllo territoriale. Ad un venditore d’aglio di Palermo bastano 5 euro l’anno per assicurarsi protezione e garantire alla mafia la libertà di azione. Spesso sono gli stessi commercianti a rivolgersi in prima persona ai gradini più bassi dell’organizzazione per prevenire “spiacevoli incidenti”. I proventi dell’estorsione rappresentano meno di un millesimo delle entrate annue di Cosa Nostra, stimate attorno ai 13 miliardi di euro, tra cui spiccano il commercio della droga, delle armi e gli appalti truccati.

Il cambiamento sensibile degli ultimi anni è avvenuto a causa dell’importanza assunta dal ruolo svolto dai “colletti bianchi” all’interno dell’associazione. Il movimento di grandi capitali ha fatto sì che la rete dei traffici leciti e illeciti si sia allargata all’intero Paese, come nella forma dell’investimento nelle grandi opere pubbliche. Con questi presupposti la mafia può apparire come un fenomeno inestirpabile, inserito profondamente nel patrimonio culturale e nel quale si è immersi fin dalla nascita, per questo magistrati e associazioni concordano nel puntare sull’educazione delle giovani generazioni facendo loro prendere consapevolezza del fenomeno e discernere tra ciò che è legale e ciò che non lo è.
Sull’esempio di Falcone e Borsellino, anche i nuovi magistrati hanno preso a cuore il dialogo con gli studenti di ogni età in modo da non far loro mancare la possibilità di parlare iniziando così la lotta all’omertà.

Nel nostro viaggio alla scoperta di questa terra arida e dura da lavorare abbiamo incontrato magistrati come Lia Sava, Marcello Viola e Nino di Matteo, o giornalisti come Pino Maniaci, con i quali abbiamo avuto la fortuna di scambiare opinioni. Tutte queste persone si sono messe in gioco così profondamente nella lotta alla mafia da sconvolgere perfino la loro vita privata, chi per amore di giustizia e di verità, chi per riscattare la sua terra da un passato e presente a dir poco tenebrosi.

Anche l’associazionismo non resta inerte di fronte a questa battaglia, a partire dai ragazzi di Addiopizzo che offrono un’alternativa non solo ai commercianti locali ma a chiunque voglia approcciarsi al consumo critico sia nella vita quotidiana che nel campo del turismo. Libera da anni attiva sul territorio assicura posti di lavoro legali e giustamente retribuiti e prodotti di qualità, i gruppi scout della Conca d’oro di Palermo ai quali è stato affidato un fondo confiscato alla mafia (Fondo Miciulla) sognano di farlo risorgere non più come luogo di crudeltà e illegalità ma come esempio di resistenza, buona volontà e centro per l’educazione alla legalità per i ragazzi. Inoltre scout da tutta Italia, vengono lì ospitati perché possano vedere con i loro occhi una realtà così lontana e allo stesso tempo vicina. Chi viene accolto in questo fondo è invitato a contribuire alla trasformazione della terra da luogo di degrado a terreno fertile anche grazie al lavoro nei campi. Il consumo critico e l’informazione sono esempi di come ognuno di noi può sentirsi partecipe di questo grande progetto di ribellione e cambiamento. Se pensiamo che l’intero mercato della droga è in mano alle associazioni mafiose non è difficile capire a chi stiamo riempiendo le tasche anche fumando un semplice spinello. Pino Maniaci ci apre gli occhi: “quando vi dicono che i giovani sono il futuro vi stanno prendendo per i fondelli, sarete anche il futuro…ma per adesso siete il presente!”.
(gruppo scout Vr 20 Clan Challenge)

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