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sabato 15 gennaio 2011

Il terremoto del Belice del 1968, l'omicidio mafioso del sindaco di Castelvetrano, Lipari

di Rino Giacalone - 15 gennaio 2011
Una interminabile ferita lunga 43 anni. Un solco rimasto non colmato, sporco anche di sangue, quello dei morti ammazzati, «solco» segnato da scandali più o meno risolti o rimasti avvolti nel mistero, come certi omicidi.
Oggi i sindaci hanno scelto la via del «silenzio», adeguandosi, hanno spiegato al «silenzio» che impera a Roma a proposito di Belice. Ma il «silenzio» c'è da tempo, ed è quello che ha circondato gli intrallazzi, gli affari illeciti, gli scandali ed i delitti. Come quello dell'ex sindaco di Castelvetrano Vito Lipari, ucciso il 13 agosto del 1980. Per il suo delitto sono stati condannati gli esecutori, ma sono rimasti sconosciuti mandanti e movente.
Mauro Rostagno dagli schermi di Rtc non perdeva una sola delle udienze del primo processo per il delitto Lipari, quello che vedeva imputato il capo mafia di Mazara Mariano Agate; fu durante una pausa di una udienza di questo dibattimento che Agate mandò a dire, da dentro la gabbia, che Rostagno «doveva dire meno minchiate» sul suo conto. Qualche mese dopo Rostagno fu ucciso.
Una delle piste del delitto Lipari conduce ad un «segnale» (di morte) mandato dalla cupola di Cosa Nostra alla "famiglia" degli esattori Salvo ai quali Lipari, esponente di punta della Dc, primo dei non eletti alla Camera, era «politicamente» legato. Un'altra traccia conduce al «sacco» del Belice, a quella parte del piano di ricostruzione che riguardava la zona di Castelvetrano, individuato sulle carte della ricostruzione come IV comprensorio, interessava 10 Comuni e 80 mila ettari. Ci sarebbero state due planimetrie, una quella ufficiale, l'altra quella voluta dai «mammasantissima», terreni sui quali non si doveva costruire, si è invece costruito, terreni che così hanno preso grande valore.
Cosa c'entra il sindaco Lipari ammazzato dalla mafia in tutto questo? Pare che lui fosse in possesso delle due cartografie, quindi ucciso perchè risultato per la mafia «troppo informato di cose che non doveva sapere». Oppure diventato un «complice» ingombrante. Difficile tanti anni dopo avere la verità, il «silenzio» anche in questo caso ha fatto sparire tutto, quelle cartografie, assieme alla memoria e al ricordo.


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