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martedì 8 marzo 2011

La mafia e la droga: Cosa nostra non abbandona i vecchi affari

Intervista al nuovo capo della Squadra Mobile di Trapani, Giovanni Leuci
di Rino Giacalone - 7 marzo 2011
È di pochi giorni addietro l’operazione antidroga denominata «Lampara». La Polizia, Squadra Mobile di Trapani e Palermo, ha individuato un gruppo di soggetti, 12 quelli arrestati, capaci di fare arrivare in Sicilia, dalla Colombia, notevoli partite di cocaina, destinate allo spaccio a Trapani e Palermo, con centri nevralgici per l’organizzazione criminale, Mazara, nel trapanese, e la zona di Bagheria, nel palermitano.
L’ingente quantitativo di droga «intercettato», in parte è stato sequestrato tra Palermo, Napoli e Bari.
Traffici di droga che dunque continuano a passare per la provincia di Trapani. Cocaina che arriva dalla Colombia a Mazara.

La mafia che è diventata «impresa» non abbandona i vecchi «affari»?
Lo abbiamo chiesto al vice questore Giovanni Leuci, da poche settimane a capo della Squadra Mobile di Trapani. «L’esperienza – risponde il vice questore Leuci – ci porta a dire che la presenza diretta dell’organizzazione mafiosa c’è quando si tratta di traffici veramente notevoli sia come quantitativi di droga che per investimento di denaro, come dimostrò l’operazione Igres (che vide alleate Cosa nostra e le ’ndrine calabresi ndr) quando si scoprirono enormi traffici di cocaina dalla Colombia, per le quantità di droga intercettate nell’ambito del blitz “Lampara” non riteniamo ci possa essere stato l’interessamento diretto della mafia».

La “nuova” mafia non si interessa più alla droga?

«Cosa nostra si occupa di droga ma indirettamente se il traffico è nelle quantità dei 300 mila euro che avrebbero potuto guadagnare i soggetti indagati nel blitz “Lampara”. Possiamo dire che “delega” questi affari agli “specialisti”, può investire denaro, può dare coperture, ma non “impegna” direttamente propri uomini. Usando un termine che appartiene bene al mondo della nuova mafia possiamo dire che può subappaltare questi traffici a soggetti estranei all’organizzazione».

E questo perchè?
«Perchè sono rilevanti le pene previste per questo genere di reato, e dunque  la mafia preferisce maggiormente e oggi di più l’inserirsi nel circuito imprenditoriale, in quel settore dell’economia dove l’illegalità mafiosa schiaccia la libera concorrenza tra le imprese con i metodi classici dell’intimidazione. Le indagini condotte nel trapanese hanno dimostrato la capacità della mafia a controllare flussi di denaro pubblico e compiere le classiche truffe che una volta appartenevano all’imprenditore che cercava così di coprire i guadagni, adesso è la mafia a sviluppare con i suoi uomini messi a capo di imprese questi comportamenti, per riempire le sue casseforti».

Nell’agenda delle indagini tema principale resta il contrasto a Cosa nostra. «C’è di importante – dice il dirigente della Mobile Leuci – una precisa nuova strategia anticrimine che vedrà insieme  la Squadra Mobile, i commissariati, la divisione anticrimine della questura. E sicuramente di nuovo e rilevante c’è il fatto che il questore ha creato un coordinamento, affidandolo al dirigente dell’Anticrimine dott. Linares (che ha diretto per lungo periodo la Squadra Mobile di Trapani e del quale Leuci è stato vice e braccio destro ndr) al quale arriveranno i dati investigativi raccolti dai diversi apparati per essere oggetto di quella analisi di cui è capace il collega che non potrà che dare impulso alle investigazioni antimafia. Il primo obiettivo è la mappatura dei mandamenti mafiosi».


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